antoniosnobba

Nov 28
“Visto che il nostro giornale è fatalmente brutto, non sarebbe meglio rassegnarsi? Rassegnarsi vuol dire accettare non solo che sia brutto ma che sia, anche, un giornale: di modo che noi possiamo bensì scriverci come “uomini (o donne) politici”, ma occupandoci per il resto d’altro, e lasciandolo al suo volgare destino. Secondo me non cambierebbe nulla, e noi saremmo molto più felici. Io poi non ti dico. Questo giornale mi sevizia ogni giorno: come mestierante lo odio, e lo odio anche come libero pensatore. Il che sospetto celi una più generale insofferenza per la politica militante, o forse per la politica e basta, o per alcunché di militante compresa la pubblicistica; e sia spia di un incipiente decadentismo (ma forse torniamo a un’epoca in cui la scelta è tra decadentismo e fascismo, sicché il primo è meglio).
Con affetto.
Bacioni
Luigi”

Luigi Pintor, lettera a Rossana Rossanda del 1973

Le Leggi del giornale. Ovvero l’impossibilità del manifesto. 

(via cristianaraffa)

Lettera integrale qui


Giu 11
“E la storia si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa? No, questo sarebbe un processo troppo solenne, troppo ponderato. La storia si limita a ruttare, e noi risentiamo il sapore del sandwich alla cipolla cruda che aveva inghiottito centinaia d’anni addietro” Julian Barnes, Una storia del mondo in 10 capitoli e 1/2 

Mar 24

Vendola e gli intellettuali: fine della primavera pugliese?

La primavera pugliese sta vivendo un processo involutivo che rischia di comprometterne frutti e radici. Non si tratta degli scandali degli ultimi mesi, ma dello scollamento tra la politica di Nichi Vendola, divenuta più astratta in un’ottica nazionale, e la società civile, il territorio, il ceto intellettuale che tanta fiducia ha riposto in lui e ora può sentirsi spiazzato, come ha colto Luca Mastrantonio sul Corriere della Sera di ieri.

Qual era il maggior pregio della primavera pugliese? Aver sperimentato una rottura in una regione che era uno dei principali laboratori del berlusconismo meridionale. Come? Con un mix di buona amministrazione, effervescenza culturale, partecipazione allargata, efficace lavoro di alcuni tecnici. Una sorta di radical-riformismo amministrativo che ha dato il suo meglio, ad esempio, nell’affrontare i problemi di salute, povertà e immigrazione. Questo è stato oscurato dal «ciclone Tarantini», e dagli scandali recenti. Ma va difeso, non bruciato in una fuga in avanti nella politica nazionale.
Durante le primarie, nel 2010, il documento di sostegno a Vendola firmato a sinistra da tanti intellettuali e rappresentanti della società civile pugliese, da Franco Cassano a Mario Desiati, e nazionale, raggiunse in pochi giorni 10 mila firme. Ma ora Vendola intende lasciare la Puglia prima della scadenza del secondo mandato per correre alle politiche. Più che una svolta lideristica, già criticata da Cassano, c’è un errore «veltroniano», non nuovo a sinistra. Buttarsi nell’agone nazionale forte di un’esperienza locale che, però, rischia di venire lasciata a metà e senza eredità. Sarebbe un doppio fallimento: nazionale e locale.
Che fare? Se la legge elettorale pugliese fosse come quella lombarda, chiederei a Vendola di candidarsi per un terzo mandato e mettere da parte i giochi nazionali. Ma la legge pugliese non lo permette. E allora deve concludere il suo mandato. A maggior ragione, ora che lo scandalo «cozze pelose» ha azzoppato la candidatura di Emiliano alla Regione e aperto oggettivamente un enorme caos che il Pd non può ricomporre.
La domanda per Vendola, allora, oggi è questa: non abbiamo bisogno di rinnovare quell’intreccio locale tra buona amministrazione, intellettuali e tecnici, per riqualificare la politica? Non è meglio continuare su questa strada anziché criticare solo sul piano verbale il governo dei tecnici?
Pur non facendo parte della squadra di Vendola, e non avendo incarichi, ho potuto osservare da vicino la macchina regionale, soprattutto negli assessorati Welfare, Salute, Mediterraneo, e nell’impegno verso i non-garantiti. Da compagno di strada, ma con uno sguardo da fuori. C’è tanto lavoro anonimo che oggettivamente ha prodotto una rottura e oggi va «protetto». Uso convintamente questa parola. Se il vendolismo si slega da tutto ciò, rischia di rimanere solo narrazione che fluttua nell’aria. E può piacere ad artisti, registi e intellettuali mediaticamente più in vista, da Serena Dandini ad Antonio Scurati, che ne hanno sostenuto le ragioni, ma di certo non basta alla Puglia. E al centrosinistra.

Alessandro Leogrande, oggi sul Corriere della sera con il titolo «Se il vendolismo si limita agli applausi degli artisti»


Gen 13
phonkmeister:

Oggi su IL del sole 24 ore, c’è uno, cioè io, che cita Barabba, simonerossi, e Mak. Punk Rock.

phonkmeister:

Oggi su IL del sole 24 ore, c’è uno, cioè io, che cita Barabba, simonerossi, e Mak. Punk Rock.


Dic 16
“L’offerta della certezza, l’offerta della sicurezza assoluta, l’offerta di una fede impermeabile che non cede di un passo è un’offerta che non merita di essere accettata.
Voglio vivere con la consapevolezza di non conoscere ancora niente a sufficienza; che non ho capito abbastanza; che non POSSO saperne abbastanza; che mi muovo sempre, vorace, a un passo da un enorme tesoro di conoscenza e saggezza. Non potrei vivere in un altro modo”

Christopher Hitchens (1949-2011)

(via freddynietzsche)


Dic 9

Dic 5
Nella cover story scrivo:

L’istruzione pubblica ci salverà

Si legge anche qui, dalla rassegna stampa del Miur
(Gli altri articoli per IL)

Nella cover story scrivo:

L’istruzione pubblica ci salverà

Si legge anche qui, dalla rassegna stampa del Miur

(Gli altri articoli per IL)


Nov 18

Né più né meno

Quando capiremo, a sinistra, che bisogna cambiare terreno di gioco, respirare e far respirare aria nuova, uscire con le proprie idee e una propria unità da un labirinto che ammette solo vie di uscite negative? Non esiste il meno peggio.

Luigi Pintor, il manifesto, editoriale del 14 gennaio 1995

Sedici anni dopo, ancora nel labirinto.


Nov 11
phonkmeister:

Oggi, su IL del sole 24 ore, un altro formidabile articolo del più grande genio presente in questo momento in questa stanza. Si chiama NON AVRAI ALTRO AMAZON (Taken with instagram)

phonkmeister:

Oggi, su IL del sole 24 ore, un altro formidabile articolo del più grande genio presente in questo momento in questa stanza. Si chiama NON AVRAI ALTRO AMAZON (Taken with instagram)


Nov 6

Ott 31
“È ora di farla finita con la democrazia, disse Carmelo Bene, nell’uno contro tutti, al Costanzo show, poi precisò (ma non tanto), democrazia, intesa come demagogia. Forse è questo il punto, bisogna avere il coraggio di non ammettere nella discussione pubblica credenze non supportate da dati ottenuti con una metodologia scientifica. Come scrisse Cechov in una lettera: “le scienze mediche mi hanno sempre aiutato, e qualora non avevo dati in tal senso ho preferito non scrivere affatto”. Ecco non scrivere affatto, non barattare la libertà di pensare quello che si vuole con l’equivalenza di tutte le opinioni: esistono opinioni più forti, perché ottenute con argomentazioni e ragionamenti non fallaci e supportate da dati. Solo su queste opinioni si possono costruire leggi solide e legittime.” Antonio Pascale, «C’è chi dice no», Il Post

Ott 14

Hamlet’s Network

Shakespeare visto dallo Stanford Literary Lab di Franco Moretti. Ne ho scritto sul nuovo IL, in edicola oggi.


Ott 13

IL

I miei articoli per IL:


Set 20

Set 6

Pagina 1 di 21